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sabato 25 febbraio 2012

Silenzi assordanti ed urla soffocate - la mia recensione di "The Descendants - Paradiso Amaro"

25.2.12

ATTENZIONE: contiene spoiler sulla trama del film

Non c'è niente che ci devasti più del pensiero della morte, della perdita: quando una vita si spegne cerchiamo rifugio nei ricordi, sentendoci in dovere di esaltare le qualità del caro estinto, ricordandoci tutto il bene e dimenticandoci del resto.
Come comportarsi però, quando al capezzale del proprio coniuge si scopre che questi aveva un amante e progettava il divorzio?
E' quello che accade a Matt King, avvocato hawaiano da troppi anni più dedito al lavoro che alla famiglia e che d'improvviso si ritrova da solo a crescere due figlie che quasi non conosce.
Come se non bastasse i parenti, eredi da secoli di una vasta e potenzialmente lucrosa proprietà (da qui il titolo originale del film "The Descendants"), gli alitano sul collo affinché lui, fiduciario della dote, prenda la loro parte in vista della riunione familiare, nella quale si deciderà se e a chi vendere il terreno.
Oppresso da questa insostenibile situazione, decide di andare in cerca del misterioso amante della moglie, desideroso di risposte che la donna non può più dargli: il viaggio sarà un'occasione per legare con le figlie e per prendere la decisione definitiva sul destino della proprietà familiare.

La nuova pellicola di Alexander Payne è un film complesso nella sua semplicità, dove le emozioni, soffocate dietro a una maschera di tranquillità, colpiscono più  forte che mai.
Il personaggio di Clooney, fedele ai toni della pellicola, è intrappolato in una situazione che non crede di poter gestire e che lo soffoca: deve far buon viso a cattivo gioco, incassando le accuse del suocero che lo incolpa della morte della figlia, gestendo l'impazienza dei parenti e l'elaborazione del lutto delle figlie.

C'è un parallelismo tra il destino della proprietà familiare e il rapporto tra Max e le figlie: all'inizio del film Matt concorda coi familiari nel vendere il terreno, preferendo i soldi (come aveva sempre fatto) ai ricordi dell'infanzia, quando era solito andare a campeggiare nella proprietà. Sarebbero nati hotel, spiagge e luoghi da sogno la dove un tempo c'erano alberi e sterpaglie e Matt avrebbe contribuito alla visione da paradiso terreno delle Hawaii che ci viene offerta nelle immagini da cartolina. Ma come lo stesso protagonista dice nel monologo iniziale del film, quella è solo una facciata: le persone soffrono, tradiscono e muoiono lì come in ogni altro angolo del pianeta.
L'immagine che torna alla mente è quella della figlia maggiore Alex che, appresa la notizia delle reali condizioni della madre mentre fa un bagno in piscina, si nasconde istintivamente dallo sguardo di Matt, soffocando il proprio dolore sott'acqua.
Alla fine del film Matt, andando contro il volere della maggior parte dei suoi legati, non firma l'atto di vendita, mantenendo il controllo della proprietà: non è solo una vendetta nei confronti dell'amante della moglie, agente immobiliare che gestendo la vendita del terreno avrebbe ottenuto molte commissioni, ma una rivendicazione del valore della famiglia e dei ricordi, nella speranza di crearvene di nuovi un giorno, portandoci in campeggio la piccola figlia Scottie. Nel frattempo il viaggio intrapreso e le esperienze condivise li ha trasformati in una vera famiglia e Matt, liberatosi dai mille vincoli che lo opprimevano, trova il coraggio di perdonare la moglie per quello che ha fatto, dandole un ultimo commosso addio.
"Paradiso Amaro" è un film che racconta un dolore vero, sentito, profondo, provato non da personaggi che urlano allo schermo, ma da persone vere, semplici, tangibili nella loro ordinarietà; un film che non finisce coi titoli di coda, ma che vi accompagnerà fino a fuori dalla sala cinematografica; un film al quale la definizione di commedia va decisamente stretta.

Voto: 8/10

martedì 21 febbraio 2012

MichaelBeatrice.net

21.2.12


Ciao a tutti e benvenuti sul mio sito: MichaelBeatrice.net (il .com era purtroppo già occupato, immagino preso dal solito mio omonimo che prontamente mi frega tutti gli indirizzi migliori per gli account di mail, facebook, twitter e così via)!
Per i nuovi arrivati mi presento: come il nome del sito vi avrà suggerito, mi chiamo Michael Beatrice. Quello che dall'indirizzo non potevate desumere, però, è che ho 24 anni e sono un aspirante scrittore, appassionato di cinema, che spende la maggior parte della propria esistenza chiuso in un triste ufficio nell'ancora più triste provincia di Pistoia.

Questo sito è un contenitore di poesie, racconti, recensioni, sfoghi, immagini e tutto quanto mi passi per la testa. Se eravate tra i lettori di "The Zetas Attack", il mio precedente blog, scoprirete che a parte il nome e qualche modifica alla grafica, non è cambiato molto: l'archivio dei vecchi post è sempre presente e anche lo spirito e i contenuti che animano e continueranno ad animare il sito sono rimasti immutati.
  Perché allora questa svolta? Non vi annoierò con spiegazioni filosofiche sul valore e sulla nobiltà del cambiamento (non questa volta almeno).
Voglio essere del tutto franco con voi: MichaelBeatrice.net è un nome è figo! Storicamente ho sempre scelto titoli astrusi per i miei blog ("Dark Castle", "Find Your Totem", "The Zetas Attack" e via dicendo) col risultato di ottenere molte visite da pseudo cacciatori di ufo americani, ma di essere difficilmente rintracciabile da chi poteva essere veramente interessato dai contenuti del blog.
Quale miglior nome per un sito se non il nome ed il cognome del suo autore?
Eccolo qui: MichaelBeatrice.net (si, è proprio figo, anche se col. com sarebbe stato anche meglio).
Spero che il soggiorno sia di vostro gradimento!

Carne liquida

21.2.12
immagine tratta dalla mostra "Body Worlds" di Gunther von Hagens

Di null'altro che amore e odio sono composte le nostre anime, punti cardinali opposti che guidano le nostre scelte etiche, le nostre passioni più primordiali, il nostro fato.
Di sola carne, viscere e sangue sono fatti i nostri corpi, lussureggianti templi della perdizione, prigione terrena dei nostri istinti più elevati e strumenti di piacere carnale al tempo stesso.
E non c'è elevazione maggiore della fusione: svilupperò nuove articolazioni, tentacoli sinuosi che si insinueranno in te avvolgendoti in una stretta indissolubile.
E lascerò che la tua carne penetri la mia e che i nostri corpi non abbiano più un confine.
Come carne liquida le nostre pelli si fonderanno l'una all'altra ed allora saremo una cosa sola, non più umana, ma divina, amorale, immortale...

...perfetta!

mercoledì 8 febbraio 2012

Due chiacchiere sugli Oscar 2012

8.2.12

Si avvicina la fine di febbraio e con essa la fatidica notte degli Oscar.
Come ogni anno la lista dei candidati si presta a non poche critiche e a differenza dell'anno scorso, ben pochi degli attori, delle attrici o dei film che ho preferito ha ottenuto la candidata (e quei pochi che ce l'hanno fatta non arriveranno certamente alla vittoria).
Di seguito trovate i pretendenti al titolo per le sei categorie principali (Miglior Film, Regia, ed i quattro titoli per attori protagonisti e non).
Per ogni categoria ho indicato tutti i nominati e attraverso un breve commento ho cercato di delineare la situazione indicando il mio preferito, quello che volente o nolente credo che vincerà e il non candidato che a mio avviso avrebbe meritato la nomination o addirittura la vittoria.
Le mie valutazioni si basano, ovviamente, sui film che sono usciti in Italia (con calma e per favore) e che sono riuscito a vedere.

MIGLIOR REGIA
The Artist - Michel Hazanavicius
The Descendants - Alexander Payne
Hugo - Martin Scorsese
Midnight in Paris - Woody Allen
The Tree of Life - Terrence Malick

In un mondo perfetto vincerebbe Malick: per quanto non abbia amato The Tree Of Life, si tratta comunque di un film unico nel suo genere, che spiazza e che fa discutere come un'opera d'arte dovrebbe saper fare e troppo poco spesso ormai riesce nel cinema contemporaneo.
Ma in un mondo perfetto anche Kubrick e Lynch sarebbero pieni di Oscar, quindi è il caso di parlare del nostro triste mondo materiale, nel quale Malick è assolutamente l'outsider e credo abbia possibilità di vittoria pressoché nulle. Degli altri non ho visto i primi due film della lista (lo so, The Artist è una mia colpa, ma qui a Pistoia l'hanno dato la settimana scorsa e tra gelo e neve non avevo molta voglia di uscire). Ho visto Hugo in 3D due giorni fa e credo che Scorsese abbia buone possibilità di vittoria: il suo è un buon film che mischia l'avventura per famiglie (un esordio per il regista in questo senso) ad un sentito omaggio alle origini del cinema. Non l'ho amato fino in fondo per varie ragioni oggettive e soggettive, ma rimane un buon prodotto, affine ai gusti dell'Academy.
Il mio preferito nella cinquina (ripeto: tra quelli che sono riuscito a vedere) rimane Midnight In Paris: Allen è riuscito a creare una piccola, magica, favola: non il suo miglior film, intendiamoci, ma comunque una pellicola (ha ancora senso definirle così?) interessante che svolge egreggiamente il suo lavoro di commedia, inserendo nel contesto anche riflessioni più profonde sul tempo e sulla percezione che abbiamo di esso. Da notare come anche questo film si evolva anche come un omaggio verso gli artisti del passato, anche se non con un diretto riferimento al cinema, come accade con The Artist e Hugo.
Il nome che manca nella lista (ma anche qui parliamo di mondi perfetti) è quello di Nicholas Winding Refn: il suo Drive rimane una delle esperienze visive, viscerali ed emozionali più particolari dell'anno appena passato. Menzione anche per David Fincher, per il quale era più logico attendersi una nomination (al posto di Allen o Malick), ma che paga gli anacronistici meccanismi dell'Academy dopo le 8 candidature dello scorso anno per The Social Network.

MIGLIOR FILM
The Artist
The Descendants
Molto Forte, incredibilmente vicino
The Help
Hugo
Midnight in Paris
Moneyball
The Tree of Life
War Horse

The Artist e The Descendants partono favoriti e il mio tifo per il film dei cugini francesi (per quanto alla cieca, come dicevo anche sopra). Tra i film che ho visto e che hanno ottenuto la candidatura (The Help, Hugo, Midnight In Paris e The Tree Of Life) ritengo che nessuno meriti fino in fondo il titolo di miglior pellicola dell'anno. Del resto pensavo lo stesso lo scorso anno per "Il Discorso del Re" che però era un film "da Oscar" per definizione, scritto, diretto e recitato per ottenere il plauso dell'Academy con buona pace di "Il Cigno Nero", "Inception" e "The Social Network".
Tra i film che mancano oltre al già citato Drive, da segnalare Shame (due titoli che si ripeteranno spesso in questo post) e The Girl with the Dragon Tattoo. Me la sento però di fare un'ultima, provocatoria citazione per un film (probabilmente più adatto al titolo di miglior film straniero) che mai avrebbe destato attenzione nell'Academy ma che rientra a mio avviso tra i migliori dell'anno passato cioè La Pelle che Abito di Pedro Almodovar. Un film illuminante, che dietro ad un thriller che richiama alla mente i migliori anni di Nip/Tuck, nasconde in realtà molteplici livelli di lettura ed un minuzioso lavoro sui personaggi.

ATTORE PROTAGONISTA
Demián bichir - A Better Life
George Clooney - The Descendants
Jean Dujardin - The Artist
Gary Oldman - Tinker, Taylor, Soldier, Spy
Brad Pitt - Moneyball

Per quanto possa stimare George Clooney da un punto di vista professionale, purtroppo non mi ispira una gran simpatia (sarà per questa influenza occulta che esercita sull'Academy, sarà perché ha fatto uscire dalla tasca di Batman la Bat-carta di credito, chissà). Spero quindi che non sia lui a vincere il premio (non vi aspettavate delle motivazioni professionali, vero?).
Spero con tutto il cuore che vinca Gary Oldman alla sua (eresia) prima candidatura all'Oscar, ma ritengo che in una competizione come questa già la candidatura sia un ottimo risultato per il suo ruolo in Tinker, Tailor, Soldier, Spy.
Vincerà quindi Jean Dujardin o, se la parte bigotta dell'Academy si farà condizionare dallo scandalo seguito alla  locandine di "Les Infideles" il sempre bravo Brad Pitt.
Tra gli esclusi clamorosi me la sento di citare Michael Fassbender per Shame e Ryan Gosling fuori dalla corsa al titolo nonostante due interpretazioni di altissimo livello in Drive e Le Idi di Marzo.

ATTORE NON PROTAGONISTA
Kenneth Branagh - My Week with Marilyn
Jonah Hill - Moneyball
Nick Nolte - Warrior
Christopher Plummer - Beginners
Max von Sydow - Extremely Loud & Incredibly Close

Purtroppo posso dire ben poco per questa categoria, avendo visto solo Warrior. L'interpretazione di Nick Nolte meritava sicuramente la nomination. Tra i favoriti c'è Christopher Plummer che per il suo ruolo in Beginners (da noi passato direttamente in home video) si è già è portato a casa il Golden Globe. Una lotta ad armi pari tra quattro vecchie volpi del cinema più un outsider (Jonah Hill).  

ATTRICE PROTAGONISTA
Glenn Close - Albert Nobbs
Viola Davis - The Help
Rooney Mara - The Girl with the Dragon Tattoo
Meryl Streep - The Iron Lady
Michelle Williams - My Week with Marilyn

Prevedibilmente, tristemente ed inevitabilmente vincerà Meryl Streep per The Iron Lady. Io le darei il Razzie per la sua commossa pantomima alla premiazione dei Golden Globes e chiuderei lì la faccenda. La mia favorita nel quintetto è senza ombra di dubbio Rooney Mara, che ci ha donato una Lisbeth Salander con gli attributi, una self-repaired broken doll che trascnede persino il personaggio originale creato da Stieg Larsson. Una sua vittoria è altamente improbabile: per quanto l'Academy sia sempre pronta a premiare gli attori che modificano le proprie sembianze per entrare nella parte, a giocare a sfavore della giovane attrice sono le atmosfere del film, forse troppo eccessivo per l'alta percentuale puritana e bigotta dell'Academy. Non mi dispiacerebbe se a vincere fossero Viola Davis, ottima protagonista di The Help (visto in lingua originale grazie a "Coming Soon" e "UCI Cinemas") o Michelle Williams (sulla fiducia, vista la progressione della sua carriera negli ultimi anni che l'ha portata a questa seconda nomination consecutiva).
Siamo davanti ad uno scontro tra la vecchia e la nuova Hollywood: Meryl Streep contro Michelle Williams, Rooney Mara contro Gleen Close e Viola Davis a tenere la bandierina.

ATTRICE NON PROTAGONISTA
Bérénice Bejo - The Artist
Jessica Chastain - The Help
Melissa McCarthy - Bridesmaids
Janet McTeer - Albert Nobbs
Octavia Spencer - The Help

Drive e Shame sono a mio avviso due dei più bei film dell'anno (ma credo che questo lo aveste già capito dai commenti precedenti) e, curiosamente, hanno almeno un punto di contatto: Carey Mulligan. L'attrice, candidata anche due anni fa per "An Education", meritava a mio avviso non solo la nomination, ma la vittoria in questa categoria (più per Shame che per Drive) ed è un'eresia che sia stata lasciata fuori dalla contesa per dar spazio (con tutto il rispetto di questo mondo) a Melissa McCarthy per Bridesmaids. Detto questo, tra le candidate "ufficiali" spero in una vittoria di Octavia Spencer, ma anche durante la diretta io continuerò a fare il tifo per Carey.

martedì 7 febbraio 2012

i giorni dei rimpianti

7.2.12
Freddo
Gelido e vuoto
Un regalo senza fronzoli
Un pacco incartato con carta straccia.
Forme note senza sostanza
Un dono da gettar via
Inutile.

Passano
bianche e inutilizzate
scorrendo sempre più veloci
le più importanti pagine della nostra vita.
I giorni da ricordare sono ormai finiti
Inesorabili arrivano i giorni
dei rimpianti.


mercoledì 1 febbraio 2012

Ode al Salvatore (Vaffancuore: atto III)

1.2.12

Ode al Salvatore
re dei numeri e dei calcoli
un'icona, un benefattore
un esempio per i pargoli.

Ode al Salvatore
che decide il nostro fato
non lo ferma il malumore
o i lamenti dell'ingrato.

Ode al Salvatore
che amministra e che gestisce
i dipendenti al numeratore
la dignita che si esaurisce.

Ode al Salvatore
che qualcosa mi ha insegnato:
non ha diritti il lavoratore
conta solo il fatturato.

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