MichaelBeatrice.net è distribuito sotto Licenza Creative Commons 2.5

mercoledì 22 agosto 2012

Anteprima: Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno

22.8.12

ATTENZIONE: la lettura di questa recensione contiene spoiler sull'intera trama del film ed è scritta con l'intento di stimolare una discussione critica con chi il film lo ha già visto. NON LEGGERE se non si vogliono avere anticipazioni.

Premessa

Arriva finalmente anche sui nostri schermi (nel resto del mondo è uscito il 20 luglio), il lungamente atteso capitolo conclusivo della saga di Batman diretta da Chris Nolan.
Il film si portava dietro un'eredità pesante, quella de "Il Cavaliere Oscuro" che, in parte per il magistrale lavoro di Nolan e Goyer e in parte per la grande performance del compianto Heath Ledger, è entrato di diritto nella storia del cinecomic e del cinema in generale, mostrando al mondo che è possibile fare film di supereroi che siano profondi e attuali.
Come ogni finale che si rispetti, anche questo "Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno" è chiamato a tirare le fila del discorso, riprendendo le trame lasciate in sospeso nei capitoli precedenti (molto difficile, se non impossibile, seguirne la trama come film stand-alone): poco azzeccato in tal senso il titolo originale "The Dark Knight Rises", richiamo esplicito al film precedente (ancora più infelice la scelta italiana, forse atta a riecheggiare "Batman: il Ritorno" di Tim Burton, dove tra l'altro faceva la sua prima comparsa cinematografica la sensuale Catwoman, al tempo interpretata da Michelle Pfeifer), quando col dipanarsi della vicenda diventa sempre più chiaro quanto questo film abbia un legame molto più forte col capostipite della saga "Batman Begins", rispetto che col suo successore.

Le Critiche

Iniziamo subito dicendo che questo "Ritorno" è un film riuscito solo a metà: è chiara l'aspirazione ad elevare l'epicità del racconto al massimo livello, narrando la rinascita di un eroe distrutto nel corpo e nello spirito e portando alle estreme conseguenze il tema del caos e dell'anarchia, filo conduttore dell'intera trilogia. La trama appare però fin troppo strumentale e addomesticata alle esigenze del regista.
Il film finisce pertanto per diventare un'allegoria, a tratti troppo simbolica e caricaturale per poter rispondere a quei criteri di credibilità ai quali Nolan si è affidato per contraddistinguere il suo lavoro dal resto del panorama dei cinecomics.
Intendiamoci: The Dark Knight Rises resta un'esperienza di livello ben più elevato rispetto ai vari "The Amazing Spider-Man" o "Lanterna Verde" (giusto per citarne uno per parte nell'eterna rivalità Marvel-DC Comics), ma il contorto procedere della trama rivela falle inaspettate e talvolta troppo ovvie per poter essere ignorate: può starci che Bane non uccida Batman e che lo rinchiuda in un posto dal quale sembri impossibile evadere (per quanto in realtà una via di fuga esista), mettendogli davanti un televisore dal quale seguire la disfatta e la distruzione di Gotham, ma dovrebbe perlomeno preoccuparsi di averlo definitivamente messo fuori gioco (spezzandogli la schiena, come nel fumetto, ad esempio), invece di lasciarlo in un luogo dove peraltro gli viene data una mano a rimettersi in sesto.
La stessa ubicazione di questa prigione (che sembrerebbe comunque trovarsi in una località esotica) e gli spostamenti da Gotham a lì non sono chiari: dopo aver catturato Bruce Wayne, Bane riesce a trasferirlo nel carcere nel tempo necessario affinché si risvegli e Wayne stesso, dopo essere evaso non sembra avere grosse difficoltà a tornare a Gotham (resta peraltro da capire come sia riuscito a farlo, dato che la maggior parte dei ponti erano stati distrutti e quelli ancora in piedi erano presidiati dalle forze armate).
Appare anche abbastanza comodo che la Wayne Enterprises abbia costruito una fonte di energia che in tre minuti può essere tramutata in una bomba atomica e che al contempo il reparto scienze applicate (peraltro chiuso da anni) abbia sfornato un mezzo volante appena in tempo per permettere al buon Batman di portare la stessa bomba lontano dalla città, in un epilogo, diciamocelo, piuttosto scontato.

Altra pecca è quella di aver disseminato nel corso di film molti indizi piuttosto evidenti di quello che dovrebbe essere il colpo di scena finale, ovvero la vera identità di Miranda Tate, nuovo presidente della Wayne Enterprises che si scoprirà essere niente popo di meno che la figlia del potente Ras Al Ghul. Nell'ordine ci vengono date le seguenti informazioni:
- Bane porta la maschera a causa di un'aggressione subita nel carcere;
- un bambino, molto probabilmente Bane, è l'unica persona che è riuscita a fuggire dal carcere (ma quando ci viene mostrata la scena il bambino non ha una maschera sul viso);
- il bambino fuggito è il figlio di Ras Al Ghul;
- durante la scena di sesso tra Bruce e Miranda notiamo che lei ha una cicatrice a forma di triangolo, segno di appartenenza alla Setta delle Ombre, ma il buon Wayne, sarà per la vecchiaia o perché al momento è in altro impegnato, non nota il particolare;
- ad un certo punto, durante il caos seguito all'insediamento di Bane a Gotham, l'uomo dice ai suoi scagnozzi di portarla da lui.
Anche senza conoscere la storia fumettistica di Batman (Nolan ha più volte dimostrato di seguirla solo quando può tornare utile alla storia che lui vuole narrare), non ci voleva certo molto a fare due più due e ad identificare il misterioso collaboratore di Bane.

Ci sarebbero poi da menzionare scelte discutibili come il fatto che John Blake avesse capito la vera identità di Batman da un semplice sguardo dato all'uomo in orfanotrofio, ma preferisco dedicare le ultime righe di critica all'orrendo doppiaggio italiano del film. Se ormai ci eravamo abituati a Santamaria come Wayne/Batman, la scelta di Filippo Timi per Bane e il suo approccio al personaggio sono intollerabili ed irritanti: negli USA si lamentavano che la pronuncia di Hardy attraverso la maschera fosse poco comprensibile e in italiano parla con un megafono. Consiglio a tutti una visione in lingua originale e alla Warner un ridoppiaggio per l'edizione home video.

I Temi

Finora le critiche, ma come già detto "Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno" rimane un'ottima pellicola ed i pregi sono innumerevoli.
Il film ha vari livelli di lettura: per quanto il film possa a prima vista sembrare politico (con riferimenti alla rivolta sociale e a movimenti come Occupy Wall Street) si tratta principalmente di una storia di amore e redenzione, veri motori scatenanti di tutte le vicende.
Da una parte abbiamo l'amore fraterno tra Bane e Talia, quello filiale e rabbiosamente vendicativo di Talia per il padre Ras e quello falso e manipolatore ancora una volta di Talia per Bruce (Miranda/Talia è inevitabilmente uno dei personaggi centrali, nonostante il poco spazio concessole).
Dall'altra la voglia di cancellare il passato per cominciare una vita nuova: è questa la principale motivazione che spinge nella mischia Selina Kyle, ma torna anche nelle scelte di Bruce Wayne, che al termine del film inscena la sua morte per potersi costruire una vita nuova. Seppur con un'accezione diversa è questo anche l'intento della setta delle Ombre: la purificazione attraverso la distruzione, l'espiazione delle colpe di una società che non può più sussistere.

Abbiamo poi il tema della rinascita, che trova una doppia allegoria nella prigione dalla quale Wayne dovrà evadere: da una parte la scalata dell'alto pozzo, unica via di fuga, è un simbolo della "resurrezione" dell'eroe, che torna a nuova vita, mentre dall'altra, l'analogia con il pozzo di casa Wayne, nel quale Bruce era caduto da piccolo entrando per la prima volta in contatto coi pipistrelli, è un segno di un ritorno alle origini, alle motivazioni che lo avevano portato a diventare Batman.

E' poi interessante andare a rianalizzare l'intera trilogia alla luce di questo capitolo finale: come già detto uno dei temi principali portati avanti da Nolan nei tre film riguarda il comportamento della nostra società di fronte a forze distruttive atte a minarne la stabilità dall'interno.
In Batman Begins entravamo in contatto con un mondo corrotto, nel quale la criminalità era all'ordine del giorno: prima ancora dello Spaventapasseri e di Ras Al Ghul era l'accettazione del degrado morale il vero antagonista contro il quale Batman e Gordon si dovevano battere.
Ne "Il Cavaliere Oscuro" Nolan alza il tiro mostrandoci una Gotham che, tornata a credere nel valore della legalità, si ritrova ad affrontare la quintessenza dell'anarchia: Joker è un uomo folle e senza regole, determinato a distruggere la società dalle fondamenta, minandone i principi di civiltà. E se da una parte si scontra contro una città dal ritrovato onore e che rifiuta di abbrutirsi a costo della vita (emblematica la scena dell'evacuazione della città, quando Joker fa imbottire due traghetti, uno di civili ed uno di prigionieri, di esplosivo, recapitando a ciascuno il detonatore dell'altro e promettendo la libertà a chi farà detonare per prima la bomba), dall'altra va così vicino a raggiungere il suo intento, traviando Harvey Dent, l'uomo della speranza, e trasformandolo nel simbolo della disfatta di Gotham, da costringere Gordon e Batman a raccontare una menzogna per evitare il disastro.
In questo terzo film Gotham è una città finalmente sana e libera dalla criminalità. L'avvento di Bane giunge quindi forte ed inatteso: prima isola la città dal resto del mondo, poi mina la credibilità delle forze dell'ordine, rivelando la verità su Dent e infine da il potere al popolo e si mette apparentemente in disparte, osservando con distacco la civilizzata Gotham avvolgersi su se stessa, in attesa della sua inevitabile fine.

E' interessante notare quanto Joker e Bane, i due villain più rappresentativi della saga, siano diversi uno dall'altro, contrapposti praticamente sotto ogni punto di vista:
- il Joker di Ledger è uno psicotico mingherlino e masochista, facile da piegare in uno scontro, mentre Bane al contrario è un combattente possente e apparentemente imbattibile;
- se per Joker il caos e l'anarchia sono le uniche regole della vita, per Bane sono solo strumenti per giungere ad un fine diverso: la purificazione;
- tanto Joker è impulsivo e spesso reagisce semplicemente agli eventi che lo circondano, tanto Bane è freddo e calcolatore ed ogni sua mossa è attentamente studiata;
- Joker è un uomo solo contro il mondo; Bane raduna un intero esercito di fedeli, così dediti al suo ideale da immolarsi per esso;
- Joker rimane un mistero, un personaggio del quale ci vengono date molteplici versioni del suo passato (tutte inequivocabilmente false) e nessun vero indizio di chi veramente sia, mentre alla fine del film Bane è quasi un libro aperto, un uomo mosso da forti ideali, ma soprattutto da un legame indissolubile.

Le conclusioni

Come al solito Nolan sforna un meccanismo ad orologeria troppo bello per non lasciarsi incantare: il film non ha paura di osare e si prende tempi impensabili per ogni altro cineasta alle prese con questo genere o con i colossal in generale.
I personaggi sono come sempre ben definiti e caratterizzati al punto tale da potersi identificare con ciascuno di loro e comprenderne le intenzioni (alla fine del film non c'è un perché fuori posto: è il come che di tanto in tanto è stato lasciato in sospeso o semplicemente omesso...).
Nolan ci mette ancora più in contatto con personaggi che conosciamo ormai bene, come Alfred e Bruce, il quale rapporto prende una piega inaspettata, ci mostra con Bane e Talia come non sempre il male è generato da altro male e ci regala una Catwoman credibile al punto tale da non avere bisogno del suo "nome da battaglia": è semplicemente Selina Kyle, abile ladra esperta nel raggiro e nel ricatto ed abituata a vivere di espedienti e che d'improvviso si ritrova a fare i conti con una situazione più grande di lei, decidendo, per una volta, di pensare agli altri prima che a se stessa.
Ottimi tutti i nuovi innesti, da Marillion Cotillard a Tom Hardy, da Anne Hathaway a Joseph Gordon-Levitt (tre su quattro già con Nolan in Inception).
Bello anche il finale che però lascia molti più ponti aperti di quanto non fosse previsto: Bruce Wayne inscena la propria morte e scappa in Italia con Selina, Gotham erige un monumento in memoria di Batman e si prepara a compiangerlo, mentre nei sotterranei della villa Wayne, John Blake si prepara a prendene l'eredità. In una delle ultime scene scopriamo che quello che usa non è nemmeno il suo vero nome: in realtà si chiama Robin...

martedì 21 agosto 2012

La forma nascosta

21.8.12
Sono giornate vuote, quelle che vivo ultimamente. Il tempo che non passa veloce quanto vorrei, il Sole che trasforma il mio vuoto cubicolo in un forno crematorio, la testa albergata da mille pensieri.
Tornano paure mai realmente andate via, si palesano sensazioni finora ignorate. Il caldo fa brutti scherzi: non sai se quello che pensi è un parto della tua mente o un vaneggiamento che svanirà col primo freddo.
Conta fino a tre, mi dico. Non pensare! Non parlare! Torna indietro! mi dico. Torna chi eri fino a pochi giorni fa.
Ma non è possibile. La vita è una continua evoluzione. No, mi correggo: non un'evoluzione, ma sicuramente un cambiamento, e poco importa che sia migliorativo o peggiorativo.
Ogni giorno che passa siamo qualcosa di diverso. Ogni ora, ogni minuto il tempo scolpisce il simulacro della nostra anima, cambiandolo impercettibilmente ad ogni passaggio.
E finisci per fissare allo specchio qualcuno che non riconosci, qualcuno che non eri, che non sei o che più probabilmente non accetti di essere diventato.
Mi guardo indietro e mi chiedo se mi identificherei col me stesso di un anno fa. Cinque, dieci anni fa.
Il tempo mi ha cambiato. Il tempo cambia tutti noi, forse più in fretta di quanto siamo in grado di accettare.
Come un falegname che intaglia accuratamente un tronco, o uno scultore che intacca la pietra, mettendone in evidenza sfaccettature inedite e portandone alla luce caratteristiche inattese, ma proprie del materiale in nuce, così il tempo ricava inedite versioni di noi, divertendosi a raffinarci sempre di più, levigando la vera natura del nostro essere.
M.B.

Fine dei sogni

21.8.12

Una mail pubblicitaria mi chiede dove credo di essere tra venti anni.
Non lo so, rispondo tra me e me. Non so nemmeno dove sarò domani...
Non ho idea di cosa ne sarà di me, della mia vita. Non so se avrò ancora un lavoro, se otterrò infine i soldi che mi sono duramente guadagnato. Non c'è niente di sicuro, niente di scontato. Nessuno splendido futuro da intervallo pubblicitario in tv.
Pagheremo un canone per l'aria che respiriamo. Renderemo grazie per gli aumenti dell'IVA e ci daremo fuoco davanti agli altari di una casta politica indifferente e menefreghista.
Non ho idea di dove sarò domani. Avrò i soldi per pagarmi un altro giorno di vita su questa fottuta Terra?
Non ci sono più favole. Non c'è speranza. Ci avete portato via anche il più piccolo dei sogni.
M.B.

giovedì 9 agosto 2012

Il Grande Segreto

9.8.12
a lato "Maschere" dell'artista Omero Crivello. Se volete vedere altri lavori dell'autore del quadro, cliccate QUI.

Ci sono giorni in cui tutto sembra andare storto: la tua vita prosegue incontrollata nella direzione sbagliata come un'imbarcazione mal ormeggiata da un marinaio inesperto, che se ne va trasportata via dalla corrente, scomparendo oltre l'orizzonte. Ti senti inutile, incompleto, incompreso. Qual è il tuo spazio nel mondo? Quale scusa troverai domani per continuare a respirare? Per mascherare la tua angoscia con un sorriso posticcio?
Tutto intorno a te sembra avere senso. Tutti sembrano in pace con se stessi. Qual è il loro segreto? Com'è che ogni essere umano sembra avere una vita più desiderabile della tua?
Qual è il tuo spazio nel mondo? Che sia questa la risposta a tutte le tue domande? Scoprire quale ingranaggio siamo all'interno del meccanismo è la ricetta per la felicità eterna? O forse, al contrario, è la consapevolezza di avere una parte non al pari con le nostre aspettative ad essere la causa della nostra infelicità? Il segreto potrebbe allora essere l'accettazione del proprio ruolo, qualunque esso sia?
E ammesso tutto ciò, come conciliare tutto questo con la propria visione del mondo? Chi è il pittore di questo Grande Disegno? C'è veramente qualcuno a tirare le fila?
Domande poste da millenni, ma mai veramente banali. Tutto è nato dal caso. Questa è la risposta dell'uomo moderno. Accetto tale risposta, ma ci sono notti in cui l'idea di un destino preconfezionato mi assilla.
Ci sono notti in cui l'idea di un destino preconfezionato mi uccide.
M.B.

mercoledì 8 agosto 2012

Comunicazioni telepatiche

8.8.12
Il televisore acceso su un canale qualunque (ormai non fa più una gran differenza) trasmette le immagini di un gruppo di ragazze falsamente interrotte in un reality che di reale ha solo il nome. L'apparecchio emana una luce bluastra nel salotto buio. Guardi il tuo gatto nella penombra che gioca con una palla di plastica: si nasconde, le tende un agguato, la rincorre e salta spaventato se prende improvvisamente una direzione inaspettata. Ti ritrovi a chiederti quanto quel batuffolo di peli sia conscio del mondo che lo circonda: quanto si renda conto dei rapporti di causa e conseguenza, del tempo che passa, della morte che incombe. Ti chiedi se abbia a qualche livello un concetto di vita. Torni a volgere la tua precaria attenzione allo schermo: cambi canale senza nutrire una vera speranza di trovare qualcosa di meglio. Poi avverti una sensazione di calda peluria che si struscia ai tuoi piedi. Il gatto ti osserva con uno sguardo inumano, ma comunque denso, emozionale: la vostra è una comunicazione telepatica. E il concetto di vita può andare allegramente a farsi fottere.
M.B.

martedì 7 agosto 2012

Pensieri sconnessi sul disastro che incombe e sugli scarafaggi che fanno ciao.

7.8.12
Ci sono notti in cui i rumori della natura ti portano risposte inattese. Niente conta davvero: non sei che un punto in un disegno caotico che tende al disastro. Che tu vada a lavoro, che decida di buttarti sotto un treno o da un grattacielo, non ha importanza. La vita andrà avanti comunque: le civiltà si estingueranno, l'evoluzione proseguirà indefessa nel suo tortuoso viaggio di imperfetto miglioramento e gli scarafaggi saranno sempre lì a ridere di noi, ricordando il giorno in cui il figlio dell'uomo si ribellò a lui, annientandolo.

Il frinio delle cicale fuori dalla finestra ti ricorda che la vita non è un insieme di numeri, non è un grafico in inarrestabile discesa. La vita è natura, è aria, acqua e terra, è carne e sesso, è odore e sapore, tatto e udito. Puoi vivere senza uno schermo che ti dica come essere, come vivere, cosa pensare e cosa possedere per essere felice, ma non puoi vivere senza ossigeno con cui riempire i polmoni. E allora ti chiedi il perché di quelle ansie, di quei problemi che ti hanno divorato l'anima. Perché sono lì? Perché lasci che ti posseggano? Perché non lasci semplicemente che volino via come aquiloni senza un proprietario che li tenga legati a se?
Forse perché siamo tanto dipendenti da ciò che ci affligge, quanto lo sono le nostre afflizioni da noi: in un grigio pomeriggio ventoso, l'aquilone senza un bambino non è che una forma di carta legata ad un filo. Per il bambino senza un aquilone, la giornata di vento non è che una fottuta giornata di vento.
Ma in fin dei conti, c'è sempre la Playstation!
M.B.

C'è qualcosa di sbagliato(o Vaffancuore - atto V)

7.8.12

C'è qualcosa di sbagliato. E' un'affermazione inconfutabile, alla luce dei tanti orrori che ogni giorno accadono nel mondo, e come può un essere superiore permettere tutto ciò e bla bla bla.
Non è di questo che sto parlando.

C'è qualcosa di profondamente sbagliato se a persone come te è concesso di esistere e prosperare, vivendo alla grande sulle spalle dello Stato e di poveri coglioni costretti da un sistema tanto corrotto quanto elargitore di falsi miti e necessità a rigare dritto.
Giochi ai dadi con le vite di persone che non conosci ma che dipendono dalle tue decisioni. Numero pari resta in vita, Numero dispari... è stato un piacere. E giù dal ponte.
E bla bla bla.

Una mattina al mare e una famiglia va sul lastrico, una sera sullo yatch e un ragazzo può dire addio ai suoi sogni.
C'è qualcosa di sbagliato se viene concesso a te di amministrare i destini delle persone, come un Dio indifferente, incurante di alcun interesse che non sia il suo.
E bla bla bla.

Queste sono solo alcune righe per ricordarti di andare a FanCuore da parte mia. Con tanti saluti.

M.B.

Creative Commons

Beatrice è il cognome è distribuito sotto Licenza Creative Commons 2.5

Rilasciato sotto licenza
Creative Commons CC BY-NC-ND 2.5 IT

Copyright © 2010-2017 Michael Beatrice
MichaelBeatrice.net: Beatrice è il cognome

Post Recenti

recentposts

Random

randomposts