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lunedì 31 luglio 2017

Sulla musica, la depressione e le cuffie alle orecchie...


Gli anni del liceo sono stati per me un periodo duro, fatto di depressione, solitudine e scelte sbagliate. Sono stati però anche gli anni nei quali ho scoperto la musica rock e mi sono innamorato delle band che di lì in poi avrebbero composto la colonna sonora della mia vita.
Band come i Muse, i White Stripes, i Linkin Park e tante altre che quotidianamente mi accompagnavano nell'insensato trascinarmi per il mondo che era la mia vita. Io ero il ragazzo con le cuffie perennemente alle orecchie, quello che non parlava mai e che quando lo faceva manteneva la voce bassa, pensando che la sua opinione non contasse e che ci fossero persone più capaci di lui, più degne di essere ascoltate.
Era l'inizio degli anni duemila, il periodo del new metal e delle superband come i Velvet Revolver e gli Audioslave, soprattutto degli Audioslave, grazie ai quali il me quattordicenne aveva scoperto l'incredibile voce di Chris Cornell e la potenza dei Rage Against the Machine.
La musica per me era tutto, l'unica cosa che mi dava la forza di andare avanti in una vita della quale non capivo il senso e nella quale mi sentivo costantemente fuori posto.
Mio padre mi dava 5 euro di paghetta settimanale, ma io non li usavo mai per mangiare: li mettevo da parte e a fine mese andavo al Super Disco, il negozio di musica del centro, dove con i miei preziosi venti euro risparmiati acquistavo un nuovo album che prontamente inserivo nel mio lettore CD portatile.
Ricordo ancora il giorno in cui acquistai Meteora, il secondo album dei Linkin Park: era un giorno di assemblea studentesca, uno di quelli nei quali alle dieci eri fuori e avevi la mattinata libera. Il problema in giornate come quella era che c'era un unico autobus che arrivava fino a casa mia e passava solo e unicamente alle 13: così dopo aver fatto la strada verso il centro con alcuni compagni di corso, ero andato al Super Disco, avevo acquistato il nuovo CD e mi ero incamminato verso casa. Ci volle circa un'ora e mezza ad arrivare e nel frattempo ero riuscito ad ascoltare l'album per ben tre volte (era abbastanza breve) e ad imparare molte delle nuove canzoni.

Tutto questo preambolo per far capire che colpo siano state per me le morti di Chris Cornell e di Chester Bennington. Chris se n'è andato il giorno del mio compleanno, qualche mese fa, mentre Chester è scomparso da appena una settimana.
È facile dire "sono rockstar, non le conoscevi veramente" e liquidare il loro suicidio come l'incomprensibile gesto di una persona che non apprezzava tutto quello che aveva attorno. Troppo facile per chi non ha mai sbattuto la testa contro il muro, gridando e piangendo durante la notte, sperando di non svegliarsi. Troppo facile per chi non sa chi c'era in quelle notti senza sonno, quando solo certe canzoni riuscivano a tranquillizzarti perché sembravano parlare a te, esorcizzando i tuoi demoni.
Ne ricordo una in particolare, "Waiting for the end": era passato qualche anno dalla fine del liceo, dal vuoto completo del quinto anno e dal maledetto 2007 e dopo un periodo di relativa calma dove le cose per un attimo erano sembrate migliorare, tutto era cominciato a crollare di nuovo. Una frase di quella canzone parlava direttamente a me. I know what it takes to move on, I know how it feels to lie, All I wanna do is trade this life for somethin' new, holding on to what I haven't got.
Ed era proprio così che mi sentivo: intrappolato in una vita che non volevo, ma dalla quale sembrava impossibile scappare. Sapevo cosa volevo. Sapevo cosa mi serviva per andare avanti. Solo che non trovavo la strada per rendere realtà quei sogni che custodivo nel mio cuore e che sembravano irraggiungibili.
Non so quante volte ho cantato questa canzone. Quante volte ho pianto ascoltandola. Quello che so è che molte volte mi ha dato la forza di andare avanti nonostante tutto. Quello che so è che io sono ancora qui.
Sono passati tanti anni da quel periodo: adesso sono un'altra persona. Una persona che riesce a vivere attivamente la propria vita, fatta di piccoli sogni e grandi difficoltà, di progetti, ma soprattuto di amore e di affetti che prima non riuscivo a vedere né a intercettare. Sono riuscito a intraprendere la strada che avevo nella mia testa e, pur avendo perso tanti anni lungo il percorso, sono deciso ad andare avanti verso il mio obiettivo.
Ma non dimentico il passato e sapere che persone come Chris e Chester non ci sono più fa male. Non tanto per la morte in sé, ma per il modo in cui se ne sono andati, divorati da un male più forte di ogni amore.
Come eroici soldati che hanno teso la mano a tante anime perdute, per poi morire soli sul campo di battaglia.

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